Il "Comitato Terra Mia" ha redatto una missiva che è indirizzata al nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, pronto all'insediamento, l'onorevole Silvio Berlisconi. La lettera è stata consegnata, affinché sia fatta pervenire nel minor tempo possibile al nuovo premier, agli onorevoli, rispettivamente riconfermato e neo eletto, Paolo Russo e Giancarlo Lehner, già presidente del Consiglio Nazionale di Giustizia.
Il Comitato riassume gli argomenti sui quali, a suo avviso, troppo poco è stato fatto, se non addirittura è stato sottaciuto, dal centrosinistra e dalla Procura della Repubblica di Nola, nella speranza che sia prestata dal nuovo governo rinnovata attenzione alla porzione di territorio.
Un territorio che da "Campania Felix" con un'economia fondata in particolare sul settore primario, ha assistito ad una progressiva decadenza dell'agricoltura, negativamente influenzata dalla condizione di inquinamento che ha subito.
“Ho chiesto di convocare l'assemblea della Recam e di azzerare i vertici della società, che va profondamente trasformata”. Walter Ganapini, assessore all'Ambiente della Regione Campania, rompe gli indugi e interviene sul tema delle bonifiche fantasma. Quelle affidate in parte alla Jacorossi, società privata, in parte alla Recam, società controllata al 51% dalla Regione Campania e al 49% da Italia Lavoro. Intanto proprio la Regione eroga altri 18 milioni di euro a Recam per le bonifiche, nonostante non sia in grado di effettuarle.
“Sono soldi richiesti per ordini di servizio del Commissariato. Confido che siano gli ultimi, prima della svolta. Non si può intendere per bonifica l' utilizzo di personale generico per portare via cassette di frutta. Bonificare significa andare a Villa Literno, Acerra, Aversa e mettere in campo le migliori competenze”.
Come cambierà la società dopo il suo intervento?
“Uno dei passaggi essenziali dei mesi prossimi riguarda l' esigenza di dotare la Regione Campania di una strumentazione aggiornata, competente e vera per uscire dalla visione assistenzialistica del tema del lavoro Lsu. Nessuna macelleria sociale, intendiamoci. Servono innesti di qualità alta nei settori della chimica, dell'ingegneria chimica, delle biotecnologie e urge un serio percorso di formazione e specializzazione del personale. Infine, Italia lavoro, che detiene il 49% della Recam, uscirà dalla compagine, perché sono scaduti i 5 anni previsti”.
Bonifiche al rallentatore. Cosa si può fare?
“Ne ho discusso con Massimo Menegozzo, commissario alle bonifiche. C'è un progetto per coinvolgere anche le risorse imprenditoriali che esistono in Campania. Abbiamo per questo attivato pure rapporti con Confindustria nazionale”.
In percentuale, quanta parte del territorio campano è stata bonificata?
“Ho rivolto la domanda al professore Menegozzo, il quale mi ha garantito una risposta in tempo breve. Le risorse ci sono: circa 400 milioni di euro. La mia preoccupazione è che non vadano disperse. È l'ultimo treno, poi non arriveranno altre risorse pubbliche e non sarà facile trovare privati che investano. Non possiamo sbagliare”.
Quali sono i compiti del Commissario alle bonifiche, ora che non gode più dei poteri straordinari?
“Concede le autorizzazioni per le iniziative in corso d'opera”.
Berlusconi ha detto che convocherà a Roma una riunione dei maggiori esperti mondiali di bonifiche. La Regione Campania sarà rappresentata?
“Suggerirei di invitare Simonetta Tunesi, che sta operando con noi per il problema diossina e metalli pesanti ad Acerra. Un altro esperto è Giovanni Vallini, scienziato di fama internazionale nel campo delle Biotecnologie ambientali”.
I depuratori che stentano sono un'altra delle emergenze ambientali in Campania.
“Come per Recam, una riflessione andrà fatta in tempi brevi anche su Hydrogest, il consorzio di imprese ai quali sono stati affidati. Non vanno e leggo previsioni tecniche irritanti circa i tempi per rimetterli in ordine”.
26 aprile 2008 - Fabrizio Geremicca
Fonte: Corriere del Mezzogiorno
Forse una delle sorprese del nuovo governo annunciate nei giorni scorsi dal premier Berlusconi riguarda il commissario De Gennaro. L’ex poliziotto, quasi in contemporanea con la fine del suo mandato che scade il prossimo 10 maggio, potrebbe essere nominato ministro o sottosegretario per il Mezzogiorno, con la delega per affrontare e risolvere l’emergenza rifiuti in Campania.
“Non siamo stati convocati per l’appuntamento del primo maggio a Roma. Si parlerà di sicurezza sui luoghi di lavoro e di legalità, argomenti di cui noi ci occupiamo da più di 6 anni. Il nostro gruppo sta ottenendo premi e riconoscimenti ovunque riuscendo ad interessare anche Dario Fo e Gragnaniello, che hanno cantato e portato a teatro la Flobert, eppure è stato escluso da una manifestazione dove gli spettava far parte di diritto”. Non nasconde la propria indignazione il gruppo musicale Le Nuove Nacchere Rosse di Pomigliano d’Arco per la mancata possibilità di esibirsi alla manifestazione capitolina del primo maggio.
Un’esclusione che arriva proprio il giorno in cui in una fabbrica a Milano hanno perso la vita due operai a causa dello scoppio di un macchinario. “Sono amareggiato e dispiaciuto. Il mondo va alla rovescia - afferma il responsabile delle Nacchere Rosse, Enzo La Gatta (nella foto con Dario Fo) – 33 anni fa il nostro gruppo, che adesso abbiamo ricomposto, con il compianto Sciascia già musicava la tragedia della fabbrica di Sant’Anastasia, la Flobert, dove persero la vita numerosi operai a causa di una violenta esplosione. Un testo che abbiamo rielaborato e che stiamo portando in giro per tutto il mondo con le manifestazioni tammorra e non camorra e con un documentario che denuncia la mancata applicazione della normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro attraverso testimonianze dei sopravvissuti alle tragedie, che hanno visto morire i propri colleghi o di familiari che hanno perso i loro congiunti. La nostra è una musica impegnata che riflette le pagine di cronaca in tutta la loro drammaticità – rintuzza la Gatta – forse questo non piace perché la gente non deve sapere la verità. Le nostre canzoni scuotono le coscienze e questo forse non va bene”.
Nonostante però Dario Fo si sia sempre interessato alla musica delle Nacchere Rosse, la festa dei lavoratori del primo maggio di Roma da forfait al gruppo operaio di Pomigliano. “Vorrà dire che organizzeremo un contro primo maggio all’uscita della stazione Termini dove arriveranno persone di ogni parte d’Italia per essere presenti alla festa del primo maggio. La gente va sensibilizzata con la musica giusta . Quali gruppi possono essere stati considerati superiori ad un gruppo come il nostro che da anni persegue un determinato filone?”
Comunicato stampa
Bassolino e Ganapini,assessore all'ambiente di Napoli,hanno parlato del problema rifiuti che si avvia verso un assestamento..un problema che non sara' piu' Straordinario ma Regionale..sta succedendo che De Gennaro sta mollando..e le cose rivanno in mano alla regione..
Entrambi hanno detto che bisogna fare la differenziata,che bisogna sistemare i CDR,che verranno create nuove discariche,e che il termodistruttore di Acerra non è utilizzabile cosi' come è..e si nemmeno è finito,e gia' dicono che deve essere ridimensionato..mi chiedo da povera ingenua chi diavolo abbia potuto fare un piano del genere..e le "pezze" al sistema che vogliono metterci,funzioneranno?intanto altri 2 termovalorizzatori dovranno essere fatti..quello di Salerno e quello di Santa Maria La Fossa..
sui rifiuti il problema non è chiuso..se ne apre uno nuovo dove non ci sara' la sinistra di Pecoraro e del ex senatore Sodano..e c'è una regione che chiede risposta..
come vorrei che il ritorno alla normalita' fosse il ritorno alla coscienza di uomini,con processi che pendono,con interrogativi senza risposta,con bidoni che si riempiono in niente e nessuno li svuota..
La nascita di questo blog era dettata da un'indignazione fortemente emotiva,struggente e viscerale dovuta al fatto che vedevo che la mia terra moriva,con essa marcivano le mie radici e la mia storia..oggi è morto cio' che di piu' caro puo' avere un figlio,il proprio padre,la propria radice..
No,no,non è mio padre,ma è come se lo fosse stato,un uomo normale,semplice che 4 mesi fa si è visto diagnosticare 3 tumori,tutti indipendenti tra di loro,cio' vuol significare che sono sorti non come conseguenza di un unico tumore,ma bensi' nati spontaneamente tutti e 3..che fa si che il suo caso diventi un caso eccezionale,da studiare...una cavia vera e propria..i tumori erano all'intestino,al pancreas ed allo stomaco..che cosa vi posso dire?
voi sapete meglio di me,che dove vivo ossia nel triangolo della morte,la cosa ormai è diventata abituale,ormai non si chiede piu' perche'?ma bensi' si chiede dove sta il male?tutti parlano..parlano..ma oggi il mio migliore amico dovra' seppellire il proprio genitore,che natale lo aveva passato a mangiare il capitone e gli struffoli...che una malattia subdola ma che ormai ci investe se lo è portato via...senza che potesse vedere la sua laurea..senza che potesse vedere il suo matrimonio..senza che potesse vedere un suo nipotino..che senso ha scrivere?che senso ha richiamare l'attenzione?..non lo so..


''Da quando tre anni fa ha deciso di denunciare estorsori ed usurai nessuno vuole andare a raccogliere arance nel suo agrumeto e nessuno le vuole comprare. Non ci sono più clienti anche per un'altra attività della famiglia, una officina per la riparazione pneumatici per mezzi pesanti''. È la dura denuncia che arriva direttamente dal presidente dell'Associazione Antiracket Antiusura Sos Impresa di Catania, Gabriella Guerini. Il protagonista di questa assurda vicenda è un imprenditore ortofrutticolo di Palagonia, piccolo centro della provincia etnea. Da quando ha denunciato i suoi aguzzini, la mafia gli ha fatto terra bruciata attorno e adesso rischia concretamente il fallimento. Il suo nome non è stato reso noto, ma la sua storia di coraggio e isolamento ha colpito una parte dell'opinione pubblica. Attorno a lui si è creata una grande rete di solidarietà con lo scopo di trovare al più presto nuovi acquirenti per le sue "arance pizzo free", al prezzo simbolico di un euro al chilogrammo. È il "consumo critico" che Addiopizzo Catania e Sos Impresa stanno provando a stimolare come unica risposta efficace all'intimidazione ambientale.
Quelle stesse arance rosse di Palagonia potevano restare beffardamente appese sugli alberi. Per questo è stata, addirittura, organizzata una raccolta pubblica delle arance nell'agrumeto dell'imprenditore. Una manifestazione di solidarietà in suo sostegno a cui hanno partecipato gruppi organizzati e singoli cittadini, armati di forbici da giardinaggio e guanti . ''La nostra è una sfida pubblica - ha dichiarato Gabriella Guerini - nel coinvolgere la società civile contro il racket affinché si prenda una posizione decisa sui temi della legalità: si deve sostenere concretamente chi ha il coraggio di denunciare e smetterla di delegare sempre gli altri. Bisogna prendere atto che le istituzioni sono presenti e che, perciò, non ci sono più scuse: è questo il momento di mostrare da che parte stiamo". "Sosteniamo le imprese in difficoltà - ha proseguito Agata Pasqualino di Addio Pizzo Catania - convinti che sia importante farlo con i fatti, non con le parole. Attraverso il consumo critico prendiamo l'impegno di ogni cittadino che vuole essere consumatore consapevole: se acquistiamo prodotti da chi paga il pizzo, indirettamente finanziamo la mafia".
Il caso del produttore di arance di Palagonia è scoppiato qualche giorno dopo la relazione della Commissione antimafia sulla situazione di Catania e della Sicilia orientale. Una fotografia davvero desolante: "La preventiva ricerca dell'esponente mafioso, competente per territorio rappresenta la soluzione sconsolante e sconfortante, ma di certo pragmatica, che consente all'impresa di razionalizzare e preventivare i costi riconducibili alla presenza della criminalità organizzata". Secondo l'antimafia, "il capillare sistema di arricchimento parassitario che si concretizza con le estorsioni, presenta singolari capacità di rigenerarsi e di perpetuarsi, ad onta degli arresti e delle condanne: in molti di questi casi l'estorsione rimane solo sospesa in attesa che altri appartenenti al clan la rilevino, subentrando agli arrestati e, non di rado, pretendendo anche il saldo degli arretrati". Purtroppo, anche nella realtà della Sicilia orientale, così come in quella della Sicilia occidentale, la collaborazione delle vittime alle indagini delle forze dell'ordine "costituisce per lo più l'eccezione e non la regola". Insomma, manca la "prova di una unanime e generalizzata tendenza degli operatori economici". Sono ancora troppo pochi quelli che hanno avuto lo stesso coraggio dell'anonimo produttore di arance di Palagonia.
Laureato in medicina e chirurgia, partecipa alla fine degli anni settanta alla gioventù DC catanese e con la Dc farà carriera all’ombra di Calogero Mannino. Consigliere ed Assessore al Comune di Catania, diventa nel 1986 deputato alla Regione Siciliana e, rieletto nel 1991, diviene assessore regionale agli Enti Locali. Ebbe delle vicissitudini nell’epoca di Tangentopoli, iniziate nel 1992 con un arresto per abuso d’ufficio, e dopo essere stato condannato in primo grado, assolto in appello dallo scandalo giudiziario. Nel 1994 fu coinvolto, e ancora arrestato per corruzione, per lo scandalo dell’appalto dei pasti all’ospedale di Catania, dell’azienda dell’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini. Sospeso dalla carica di deputato ai sensi della legge 55/1990 e successive modifiche, dal 22 luglio al 29 settembre 1994.
Nel dicembre 1994 lascia anticipatamente l’Assemblea regionale. Alla fine Pellegrini patteggia ammettendo di avere versato 5 miliardi ad alcuni politici, tra cui Lombardo, ma per i giudici alla fine furono solo un regalo, e il reato derubricato a finanziamento illecito ai partiti, e quindi prescritto.
Lombardo allora torna in politica e diventa europarlamentare nel 1999 nel Centro Cristiano Democratico, vicesindaco di Catania nel 2000 ed eletto presidente della provincia di Catania nel 2003. Nel 2004 viene riconfermato europarlamentare, dopo le dimissioni di Salvatore Cuffaro, nell’UDC, partito del quale è segretario regionale fino al 2005.
Nato a Solza, in quel di Bergamo, nel 1395, nelle lotte sostenute da Bergamo per la sua libertà perse, ancora giovinetto, il padre, un fratello e tutti i suoi beni. A quindici anni si recò come paggio presso il signore di Piacenza, Filippo Arcelli, un valoroso capitano di ventura che lo iniziò alla carriera militare; ben presto, però, il Colleoni s’imbarcò alla volta della Francia, ma la nave su cui viaggiava venne assalita dai pirati, allora fu costretto a riparare a Napoli, e qui approdò a corte insieme a Jacopo Caldora, dove conobbe la regina, molto più anziana di lui, che subito restò colpita dalla sua prestanza fisica:
Fuit Coleo corporis statura
erecta atque habili,adeoque
formosus et agilis,ut regina
Joanna ingenio procaci mulier,
avidaque virorum fortium,
Coleoni amore caperetur...
(Paolo Giovio, vescovo di Nocera)
Giovanna e Bartolomeo intrecciarono una relazione e lui militò nelle fila del suo esercito, e quando si congedò, per andare a combattere altrove (fu, poi, al servizio della Serenissima, dei Visconti di Milano, poi di nuovo a quello di Venezia, che gli conferì il comando della fanteria e il governatorato di Verona), la regina gli concesse l'onore di fregiarsi delle sue insegne i gigli d'oro di Andegavia che il Colleoni aggiunse al suo stemma personale, perché Giovanna sapeva anche essere riconoscente con chi la aiutava nelle emergenze.
Bartolomeo Colleoni non fu che uno dei tanti amanti che ebbe la regina, e proprio i numerosi amanti, veri o presunti, insieme agli intrighi, le trame, i complotti e la rilassatezza dei costumi della corte napoletana (allora Napoli viveva un periodo storico molto tempestoso, impegnata in continue lotte di potere per la successione) per secoli hanno contribuito ad avvolgere Giovanna II d’un fuorviante alone fosco, nefasto e nefando.
Così come accaduto anche con la precedente regina Giovanna (tanto che nell’immaginario popolare le due figure si fusero in un’unica Giovanna ape-regina che, dopo l’amore, mandava a morte gli occasionali amanti di turno facendoli precipitare in una botola o richiudendoli in luoghi segreti da dove mai più sarebbero usciti vivi: i famosi “bagni della regina Giovanna”, come Castelcapuano e il palazzo di Poggioreale, a Napoli, fuori Napoli ad Amalfi, in una torre, in un’altra torre fra Resina e Portici, i “bagni” di Sorrento), di volta in volta Giovanna II è stata ritenuta dissoluta, simbolo erotico di trasgressione, gaudente dedita solo ai piaceri mondani.
Certezza assoluta è che, in quel tempo, il regno di Napoli effettivamente era ingovernabile e, forse, Giovanna dovette sentirsi senza appigli, perciò costretta a destreggiarsi, appoggiandosi ora all’uno ora all’altro, consigliere, condottiero, successore, intrecciando trame e alleanze, fra intrighi, complotti e tradimenti, fino alla fine dei suoi giorni.
Giovanna II d’Angiò, soprannominata Giovannetta, figlia del re Carlo III, Duca di Durazzo, e di sua cugina Margherita, alla morte del fratello Ladislao, re di Napoli e di Ungheria, che l’aveva designata sua erede, si proclamò regina di Napoli, e regnò dal 1414 al 1435.
Impreparata a regnare, essendo arrivata tardi al trono, nata per l’amore e non per la guerra (di lei dicevano che lassavese vencere secretamente alla tentazione della carne)2, probabilmente non fu affatto la scaltra e dissoluta mangia uomini dipinta dai detrattori, ma una donna sola, costretta ad assumersi responsabilità e a fronteggiare insidie alle quali non era stata preparata, vittima di avidi personaggi e di squallidi raggiri, costretta, nelle avversità (contro gli attacchi dei due più acerrimi contendenti, Alfonso V d’Aragona e Luigi d’Angiò) a barcamenarsi, aiutata più concretamente, in quel suo mondo in tempesta, dai capitani di ventura, come lo Sforza, il Caldora e il Colleoni.
Arrivata al potere a quarantatre anni, senza alcuna pratica di governo, avendo trascorso la vita tra svaghi e divertimenti di corte, feste, tornei, cacce, banchetti e amori vari, ereditò un regno instabile e vacillante, perciò fu costretta a lasciarsi guidare da consiglieri astuti ed ambiziosi.
Giovanna, descritta donna bella e piacente, nella rappresentazione scultorea non ha nulla di leggiadro e affascinante, ma appare donna appesantita, con volto grassoccio, doppio mento, irrigidita nella dignitosa postura regale, forse perché, come annotò Alessandro Cutolo6, lo scultore non ebbe fama di grande ritrattista, oppure, più semplicemente, perché colta nella stanchezza degli anni.